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troppagrazia [ L'impiego fisso è una "malattia lieve", una dimensione in cui non si vive realmente, dove si contano le ore e i minuti prima che tutto sia finito (Frithjof Bergmann) ]
 


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Giuliana Cupi
kilombo Candidata a DONNEèWEB 2008

2 aprile 2008




Una volta i potenti per sottomettere il popolo usavano la forza, le leggi e la religione; ora dispongono anche del calcio e della televisione -  Carl William Brown


Il peggior analfabeta è l’analfabeta politico. Egli non sente, non parla né s’importa degli avvenimenti politici. Egli non sa che il costo della vita, il prezzo dei fagioli, delle scarpe e delle medicine dipende dalle decisioni politiche. L’analfabeta politico è così somaro che si vanta e gonfia il petto dicendo che odia la politica. Non sa, l’imbecille, che dalla sua ignoranza politica nasce la prostituta, il bambino abbandonato, l’assaltante e peggiore di tutti i banditi, che è il politico imbroglione, il mafioso, il corrotto, il lacchè delle imprese nazionali e multinazionali.
Bertolt Brecht

Il primo e il secondo giorno puntavamo lo sguardo verso i nostri Paesi.
Il terzo e il quarto giorno cercavamo i nostri continenti.
Il quinto giorno acquistammo la consapevolezza che la Terra è un tutto unico.
Sultan Salman al-Saud
Astronauta dello Shuttle Discovery, 1985


The conditions in which men live upon earth are the result of their state of consciousness.
To want to change the conditions without changing the consciousness is a vain chimera.
Sri Aurobindo



“Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra”.
(La chiave a stella, Primo Levi)




Dis donc camarade Soleil
tu ne trouves pas
que c'est plutôt con
de donner une journée pareille
à un patron ?

Le temps perdu - Jacques Prévert

 

"Il lavoro allontana da noi tre grandi mali: la noia, il vizio e il bisogno"
Voltaire



Diogene stava lavando delle lenticchie per farsi la minestra.
Il filosofo Aristippo, che se la passava bene perché si era messo
a corteggiare il re, gli disse sprezzante: "Se tu imparassi ad
adulare il re, non dovresti contentarti di un piatto di lenticchie".
"E se tu avessi imparato a vivere di lenticchie" - ribattè
Diogene con altrettanto sprezzo - "non avresti bisogno di adulare il
re".
J.A. Thom


24 maggio 2007


LA VOSTRA DONNA A TIRANA / 4- Che s'ha da fà pe' campà

Sono passati quasi vent’anni dalla fine del regime di Hoxha, ma l’Albania continua a non avere una strada economica ben delineata da seguire. Non mi è parso di capire che nel Paese ci siano industrie degne di nota. Le campagne, a parte la primitiva zootecnia cui ho fatto cenno, sono fatte rendere ben poco: qualche vigna, qualche olivo con relativa vendita di olio in bottiglioni di plastica (sic!) e poco più. Al mercato di Elbasan le arance sono impilate in cassette che provengono dall’Italia e se si considera quanto costa la frutta a noi ci si chiede come possano permettersela loro: eppure siamo all’altezza del nostro Meridione, le condizioni climatiche sarebbero le migliori per la produzione agricola. Ivana spiega che, finito il regime, il nuovo Governo garantì la restituzione delle terre a chiunque ne avesse prodotto il certificato di proprietà anteguerra. Risultato: per ogni appezzamento furono esibiti almeno dieci certificati diversi e riconoscere quello vero non fu sempre facile. La terra è quindi stata parcellizzata in micro proprietà su cui sorgono incongrue casette incomplete e basta.

La speculazione immobiliare urbana ha fatto il resto. Ovunque sorgono case immuni da qualsivoglia limitazione urbanistica. A Durazzo, il porto di Tirana,  la cui periferia sfioriamo dirette a Berat, palazzoni di una decina di piani sono sorti sulla spiaggia: il mare si intravede a fatica. Sono spesso le case che si comprano gli emigrati, quelli che hanno sfidato la vita e a volte anche la morte in gommone o in espatri più confortevoli e ora devono dimostrare a se stessi e ai compaesani di aver conquistato il sospirato benessere.

Nel Paese, infatti, la disoccupazione impazza. Le strade di Tirana sono piene fin dalle prime ore del mattino, addirittura la domenica: gente che guida, gente in autobus, gente a piedi. L’impressione generale è che la maggior parte di costoro non stia andando da nessuna parte, né al lavoro, né a un appuntamento, ma che si limiti a ripercorrere incessantemente le vie del centro in uno struscio senza fine.

A Tirana, oltre ai molti ristoranti e locali che ho detto, ci sono numerosi negozi di stampo occidentale che vendono cellulari, elettrodomestici, biancheria per la casa e via dicendo, ma sono quasi sempre vuoti perché il reddito medio degli albanesi non permette ancora certi lussi: Irida lavorava come segretaria al Tribunale, ambitissima sistemazione pubblica, e in cambio di otto ore inchiodata alla scrivania senza pausa pranzo e con una (una di numero) pausa pipì prendeva 180 euro il mese. Di ritorno da Elbasan abbiamo visitato un centro commerciale ultimo modello in pieno centro, a pochi passi dal boulevard: sembrava le Gru dietro casa mia, ma a differenza di queste era completamente vuoto. La gente ci va per lo stesso motivo per cui ci siamo andate noi: per usare le belle tualet nuove e pulite e gli unici che ne traggono uno stipendio sono le donne delle pulizie e i guardiani.

Il guardiano è una categoria importantissima nel panorama albanese. Ogni edificio, ogni casamento, ogni negozio, banca, scuola ne ha uno. Sono un probabile lascito del regime, che nella sua paranoia necessitava di informatori per ogni dove. Ivana osserva giustamente che, se improvvisamente venisse eliminata questa figura, milioni di famiglie albanesi sprofonderebbero nella miseria. Il guardiano albanese fa approssimativamente quello che fa il custode italiano: niente. Spesso si intrattiene in lunghe conversazioni con qualche sfaccendato, accompagnandolo a prendere un caffé che di solito dura un’ora o due e svolgendo quindi una fondamentale funzione sociale.

In strada oltre a guardiani, perditempo, zuzzurelloni e dettaglianti di frutta e ortaggi vi sono poi ancora i venditori di byrek, la sfoglia farcita di formaggio e verdura che si mangia passeggiando, e gli immancabili cambiavalute: c’è poco da stupirsi che camminare sia un’impresa non scevra da gomitate e spintoni. Per la cronaca la moneta albanese è il lek: 1000 lek equivalgono a 8 euro, ma la maggior parte delle cose che ho comprato mentre ero lì, compreso il cibo, costava meno. Il denaro elettronico è ancora molto poco diffuso e questo obbliga tutti a maneggiare grandi mazzi di banconote, tutte spiegazzate e luridissime, cosa che da noi sta diventando sempre più insolita.




permalink | inviato da il 24/5/2007 alle 14:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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