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troppagrazia [ L'impiego fisso è una "malattia lieve", una dimensione in cui non si vive realmente, dove si contano le ore e i minuti prima che tutto sia finito (Frithjof Bergmann) ]
 


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Giuliana Cupi
kilombo Candidata a DONNEèWEB 2008

2 aprile 2008




Una volta i potenti per sottomettere il popolo usavano la forza, le leggi e la religione; ora dispongono anche del calcio e della televisione -  Carl William Brown


Il peggior analfabeta è l’analfabeta politico. Egli non sente, non parla né s’importa degli avvenimenti politici. Egli non sa che il costo della vita, il prezzo dei fagioli, delle scarpe e delle medicine dipende dalle decisioni politiche. L’analfabeta politico è così somaro che si vanta e gonfia il petto dicendo che odia la politica. Non sa, l’imbecille, che dalla sua ignoranza politica nasce la prostituta, il bambino abbandonato, l’assaltante e peggiore di tutti i banditi, che è il politico imbroglione, il mafioso, il corrotto, il lacchè delle imprese nazionali e multinazionali.
Bertolt Brecht

Il primo e il secondo giorno puntavamo lo sguardo verso i nostri Paesi.
Il terzo e il quarto giorno cercavamo i nostri continenti.
Il quinto giorno acquistammo la consapevolezza che la Terra è un tutto unico.
Sultan Salman al-Saud
Astronauta dello Shuttle Discovery, 1985


The conditions in which men live upon earth are the result of their state of consciousness.
To want to change the conditions without changing the consciousness is a vain chimera.
Sri Aurobindo



“Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra”.
(La chiave a stella, Primo Levi)




Dis donc camarade Soleil
tu ne trouves pas
que c'est plutôt con
de donner une journée pareille
à un patron ?

Le temps perdu - Jacques Prévert

 

"Il lavoro allontana da noi tre grandi mali: la noia, il vizio e il bisogno"
Voltaire



Diogene stava lavando delle lenticchie per farsi la minestra.
Il filosofo Aristippo, che se la passava bene perché si era messo
a corteggiare il re, gli disse sprezzante: "Se tu imparassi ad
adulare il re, non dovresti contentarti di un piatto di lenticchie".
"E se tu avessi imparato a vivere di lenticchie" - ribattè
Diogene con altrettanto sprezzo - "non avresti bisogno di adulare il
re".
J.A. Thom


10 aprile 2008


PREVEGGENZA

Ci vedo poco, ma a volte quel poco è fin troppo. Leggete qui e ditemi se non è la naturale conclusione di questo (tanto per cambiare si parla di welfare)




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9 aprile 2008


PREVENIRE E' MEGLIO CHE CURARE

Da giorni provo a telefonare al numero verde della Prevenzione Serena per spostare l’appuntamento per il pap-test che regolarmente mi viene fissato quando sono indisponibile, per non dire indisposta come usavano le nostre nonne. Le linee sono sempre “momentaneamente” occupate e vengo invitata a richiamare più tardi.

Potrei dire che il call-center è stato affidato a una società che costa poco perché ha pochi addetti, i quali oltre a esser pagati poco (cosa che permette di vincere l’appalto) sono subissati di chiamate; o addirittura che lo screening costa e più donne rinunciano perché tanto si fanno visitare dal loro ginecologo di fiducia (privato), più soldi si risparmiano; ma non lo farò.


Dico solo che basterebbe un sito con un calendario con sedi, giorni e orari ancora liberi: ci clicco su, mi prenoto con nome, cognome e numero di cellulare, ricevo mail di conferma che mi stampo e che porterò il giorno della visita. L’operatore a fine giornata si stampa il tabulato e sa subito quanti prelievi ci saranno l’indomani.


Con Ryan Air funziona benissimo, ma mi rendo conto che Ryan Air è profit oriented e se non funzionasse perderebbe clienti.




permalink | inviato da troppagrazia il 9/4/2008 alle 12:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


17 marzo 2008


FUORI ORARIO (COSE MAI VISTE)

Leggo uno dopo l'altro questi due articoli e ve li sottopongo: qui si parla di lavoratori che per reggere i ritmi e le richieste del mercato si drogano e qui si parla di cos'è successo alle Molinette, dove da mesi si levano voci di lavoratori esasperati dai turni infiniti proprio nei reparti più delicati del già delicatissimo operare di un ospedale. Il Direttore Generale protesta e dice di dover garantire un servizio di eccellenza ma credo che dovrà spiegare come crede di poterlo fare incatenando nelle sale operatorie gente che non ha più orari né riposi garantiti. In una situazione così ci si preoccuperebbe di farsi dare due punti, ma chi finisce sotto quei ferri ha un cuore da riparare o un fegato da sostituire.

Aggiungo due significativi episodi di vita vissuta appresi nello scorso fine settimana.

In una clinica fuori città nota per la riabilitazione cardio-respiratoria una degente con enfisema deve essere aiutata dal marito a fare i quotidiani esercizi di fisioterapia perché metà dell'organico è assente per malattia o ferie ed evidentemente le assunzioni sono contate. Il disponibile signore percorre ogni giorno un centinaio di chilometri con la sua auto per recarsi dalla consorte senza ovviamente percepire alcun rimborso, mentre pare ovvio che la clinica incasserà la diaria dalla Regione come se avesse fatto tutto in proprio.

In una scuola della seconda cintura lo scorso giugno una maestra annuncia ad allievi e genitori che all'inizio del prossimo anno scolastico non la troveranno perché tra poco anche lei sarà mamma. A settembre, invece, rieccola tra i banchi: durante l'estate la gravidanza è finita male. Una madre – madre come la maestra sperava di diventare, solo un po' più fortunata di lei – commenta ad alta voce: “Meno male, così non ci sorbiamo la supplente”.

C'è qualcosa di profondamente sbagliato nel mondo del lavoro attuale; e probabilmente nel mondo tout court.




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28 febbraio 2008


DISCREZIONE

Una donna di 75 anni viene ricoverata qualche giorno fa in un ospedale cittadino che gode di ottima fama per la ricostruzione della cartilagine di un ginocchio. Nonostante l’apprensione derivante da alcuni problemi cardiaci tutto sembra essere andato bene, anche se a diversi giorni dall’intervento nessuno è ancora riuscito a conferire con il medico che l’ha operata.

Ieri mattina la figlia minore, incinta di cinque mesi e mezzo, prova a cercare il luminare al telefono e quando dice chi è si sente rispondere: “La figlia della signora ***? Ah sì, sua madre ora sta bene, l’abbiamo stabilizzata. Però se viene è meglio”.


La poveretta si sente comprensibilmente morire, i colleghi improvvisano un’équipe di pronto intervento: una la sorregge, un’altra le porta da bere e un ultimo volonteroso la carica in auto e la porta il più velocemente possibile in ospedale. Qui scopre finalmente che la madre la sera precedente è andata in fibrillazione, per fortuna la compagna di stanza ha chiesto aiuto e così è accorso un cardiologo che ha affrontato il problema risolvendolo. Nessun familiare è stato avvertito di quanto stava succedendo e meno male che tutto è finito nel migliore dei modi; ci si chiede come si sarebbero regolati nel disgraziato caso in cui le cose fossero andate diversamente. Alla richiesta di spiegazioni per questa omissione la figlia si sente rispondere: “Non siamo abituati a parlare di certe cose al telefono”.


Speriamo che un giorno si ritrovino a farlo di fronte a un giudice.




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19 febbraio 2008


A VOLTE RISPONDONO

I casi sono due. O in realtà - tomi tomi cacchi cacchi come dice il buon Bonolis - i blog se li leggono eccome. Oppure sto diventando così strega che mi faccio paura da me. In ogni caso questo è quanto abbiamo ottenuto.

Gentile Troppagrazia,
la ringrazio di questa mail. Riguardo "alla cavillosità delle procedure, alla incompletezza delle informazioni, alla difficoltà di ottenere risposte coerenti e precise senza sforzo", sono completamente d'accordo. Ma su queste cose è difficilissimo far sentire la propria voce. Io personalmente sono in rapporti tesi sia con l'assessore sia con i dirigenti dei servizi per il tipo di organizzazione che hanno scelto per i servizi e per la burocratizzazione che imperversa. Dal mio punto di vista i cittadini dovrebbero fare presenti queste istanze, scrivendo lettere o mail, denunciando le disfunzioni. Troppo poche sono le lettere di protesta che mi arrivano come presidente di commissione.
Se fossero di più, magari qualcuno ascolterebbe. Qualcuna delle persone che contano, intendo. Non certo un semplice consigliere comunale della sinistra come me, ma il sindaco o l'assessore.
Con un gruppo chiamato Laboratorio per le Politiche sociali e con il Csa, che raggruppa associazioni per i diritti, stiamo scrivendo una delibera consiliare sui diritti esigibili, che dichiari quelli che sono i diritti dei cittadini in una Carta dei servizi. Manca anche una Rubrica dei servizi, dove i cittadini possano trovare le informazioni che li riguardano. Ma non so se la nostra azione avrà successo, perché nel Pd non sono convinti che sia opportuno dichiarare i diritti esigibili da parte dei Comuni. Per quanto riguarda invece la Rubrica dei servizi, prima dell'estate avevano detto che era quasi in corso di stampa, ma fino a ora non se ne è avuta notizia.
Per quanto riguarda le due ore settimanali di OSS, sono state rese facoltative, ma non ho capito bene che fine fanno i circa 170 euro del loro compenso.
Per quanto riguarda le cooperative, il giro è legato a settori politici, che tuttavia hanno avuto i voti della maggior parte dei cittadini (e sarebbe lo stesso se governasse la destra, i giri sono gli stessi), e che usano le cooperative come bacini di consenso.
Se avesse altre osservazioni specifiche sulla domiciliarità, mi sarebbero molto utili perché a maggio ci sarà la verifica sulla delibera stessa e ho bisogno di elementi concreti.
Per quanto riguarda la possibilità di scaricare via internet la domanda per la richiesta di invalidità, mi pare una buona idea, ma riguarda la sanità, non il Comune, così come la prenotazione delle visite (buona idea anche questa, ma non so se i medici sarebbero d'accordo, perché vorrebbe dire far fare loro un lavoro di segreteria). Se trovo l'occasione giusta faccio presente la cosa a qualcuno dell'assessorato regionale alla sanità.
Infine, non intendevo negare la sua personale esperienza in materia di precarietà, ma escludere che per gli stranieri a Torino ci siano facilitazioni che gli italiani non hanno. La situazione è difficile per tutti, ognuno a suo modo. Il fatto è che  non credo che sia utile fare la guerra dei poveri, ma contrastare la povertà. 

Gent.mo dott. Pinkopallo,

grazie a Lei per la risposta. Spero non La disturbi il fatto che riprenderò i vari punti in modo analitico perché le mie osservazioni Le giungano nel modo più efficace possibile.

1) Che Lei stesso ammetta che far sentire la propria voce è difficilissimo è fonte di ulteriore sconforto. Concordo però che bisogna provarci comunque e mi sono recentemente mossa in tal senso, quando un episodio verificatosi nel corso di un colloquio con un medico della ASL 2 ha suscitato in me un'indignazione eccessiva. Ho scritto (su carta) al Direttore di quel presidio, agli Assessori alla Sanità del Comune e della Regione e anche a Lei, dottore, per cui immagino che, se ancora non ha ricevuto la mia missiva, lo farà presto. In ogni caso gliene allego anche una copia informatica.

2) Le allego anche la lettera che ho mandato all'Assistente Sociale che si occupa del caso di mia madre e una memoria, recentemente pubblicata anche sul mio blog, di quanto occorsomi nel vano tentativo di trasformare le ore di OSS in ulteriore contributo. Lascio a Lei la riflessione sullo sconforto suscitato in me da un susseguirsi di delusioni così odioso e frustrante. Sulle cooperative sono completamente d'accordo con Lei.

3) Non credo che per un medico dotato di terminale nel suo studio prenotare una visita on-line possa essere considerato un lavoro di segreteria più di quanto non lo sia la compilazione delle ricette. In ogni caso i medici dispongono quasi sempre di una persona che, tra le altre funzioni, svolge quella di liquidare il mero lavoro burocratico.

4) Lieta dell'occasione offertami dalla concomitanza temporale, infine, La invito ad assistere alla trasmissione che andrà in onda domani sera dalle 20,30 in poi su Videogruppo durante la quale porterò la mia personale esperienza di utente dei Servizi Sociali. Se peraltro volesse approfondire ulteriormente la questione nel corso di un incontro personale sono disponibilissima a farlo, se Lei avrà una mezz'ora di tempo da dedicarmi.

RingraziandoLa ancora della Sua attenzione La saluto cordialmente.

 

 




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18 febbraio 2008


BASTA COSI'

Come promesso ci si stava muovendo per trasformare le due utilissime ore di OSS in ulteriore sussidio perché pareva che la Delibera fosse cambiata. A metà gennaio l’Assistente Sociale mi aveva dato appuntamento all’uopo per il giorno 12 febbraio, martedì scorso. Forte di questo sviluppo avevo rintracciato un appartamento che andava bene per mia madre nella mia zona e avevo comunicato ai proprietari l’intenzione di prenderlo in affitto.
Lunedì scorso, meno di 24 ore prima del momento convenuto da settimane, l’AS mi chiama dicendo che l’appuntamento è rinviato a non si sa quando perché la persona che doveva venire a firmare con noi non sta bene. Nel resto della settimana ho da programmare case da vedere per noi, una visita che devo fare con una certa urgenza e naturalmente l’incontro con i suddetti proprietari per firmare il contratto. Tutto rimane sospeso come nel sortilegio della Bella Addormentata nel Bosco perché l’ufficio, cooperativa o chi cazzo doveva mandare questo emissario a mettere uno scarabocchio su un pezzo di carta non ha evidentemente piani B, né figure in grado di sostituirne altre in organico.
Naturalmente quelli che premono di più per concludere la faccenda sono i futuri padroni di casa di mia madre, che mi dicono chiaro e tondo che tanta altra gente vorrebbe quell'alloggio, quindi per non perdere l’occasione propongo di vederci venerdì pomeriggio. Rintraccio l’AS e le chiedo di stabilire l’appuntamento iniziale in qualsiasi altro momento, anche a un’alba, anche a una mezzanotte, ma non in quelle due ore lì.
Il giorno dopo mi chiama una dei Servizi Sociali e dice che l’appuntamento è stato messo il venerdì pomeriggio. Diciamo che se avessi esplicitamente chiesto di essere presa a calci nei denti non avrebbero potuto accontentarmi meglio: la mia settimana va ricombinata completamente, accordo per la casa compreso.
Ma si vede che il tutto faceva parte di un enorme, provvidenziale disegno perché giovedì pomeriggio, sempre circa 24 ore prima del desiato convegno, mi rispunta nel telefonino la AS. E mi dice che la ASL nega la modifica del provvedimento, che mi devo tenere la OSS anche se non mi serve a nulla, che mi sono fatta mandare a cagare da decine di persone con cui ho continuato a rimandare e disdire per nulla. E che – questo me lo dico io – la casa per mia madre non si può più prendere.
Quindi, come suggeritomi dalla corretta e professionale geriatra, io getto la spugna. Faccio domanda per una casa di riposo – sì, proprio quella – , spero che l’attesa sia commisurata al beneficio che ne trarremo (in poche parole, che quando la chiameranno serva ancora a qualcosa) e per quanto mi riguarda dichiaro chiusa la partita: ho solo una vita, solo una testa, solo un lavoro, solo un compagno, solo un po’ di salute residua, non posso permettermi di perdere nulla. Trovandomi costretta a scegliere, scelgo me, scusate: mia madre a casa sarebbe costata 400 euro di sussidio il mese, in casa di riposo ne costerà 1.500, mi dispiace per lo spreco perché in ogni caso sono anche soldi vostri, spero che capirete.
Insomma, mi arrendo: ma prima vado a sputtanare lorsignori in televisione. Vi faccio sapere presto dove e quando.




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14 febbraio 2008


COME MI RESTITUISCONO I SOLDI DELLE TASSE

 

Al Direttore
RSA Gradisca

via Gradisca, 10

10136 TORINO

 

al Presidente

della 4° Commissione
piazza Palazzo di Città, 1

10122 TORINO

 

all’Assessore alla Famiglia, Salute e Politiche Sociali

del Comune di Torino

via Carlo Ignazio Giulio, 22

10122 TORINO

 

all’Assessore alla Sanità

della Regione Piemonte

corso regina Margherita, 153 bis

10144 TORINO

 

alla redazione de

“La Stampa”

via Carlo Marenco, 32

10126 TORINO

 

alla redazione di

“Repubblica”

via Roma, 305

10123 TORINO

 

Torino, 14 febbraio 2008

 

Ho una madre che ha raggiunto l’età di 80 anni in pessime condizioni psichiche a causa di vuoti di memoria causati dal diabete e da una depressione latente da anni e che allo stato attuale delle cose non si prende cura né della sua persona, né dei suoi interessi e neppure della casa dove vive, eccessivamente grande per una persona sola e distante da dove abito io che sono l’unica figlia, l’unica parente e l’unica persona a occuparsi di lei in tutto.

 

 Saputo che esistono dei test psico-geriatrici per valutare le capacità cognitive dell’anziano li ho fatti richiedere al suo medico di base, nella speranza che i deficit che io osservo continuamente avessero un riscontro obiettivo. Ieri l’ho accompagnata al presidio di via Gradisca perché fosse sottoposta a questi stessi test.

 

 Il medico con cui abbiamo conferito, contravvenendo a quanto espressamente indicato nella prescrizione, ha preso a rivolgere a mia madre domande sull’identità del Capo dello Stato e del Papa o su aspetti marginali della sua vita quotidiana, senza approfondire questioni fondamentali quali quelle sopra elencate che lei trascura completamente. Sono perciò stata costretta a evidenziare io i problemi in questione e ho contestualmente  reso noto il fatto che mi accingo a trasferirla vicino a casa mia per poterla assistere più agevolmente.

 

Il medico ha definito questa decisione un “maltrattamento” (cito) e ha confortato la sua affermazione chiedendo a mia madre, la quale è stata informata decine di volte di questo progetto e decine di volte l’ha dimenticato, se volesse cambiar casa e sentendosi rispondere negativamente. Risposta, sottolineo ancora, che ha lo stesso valore che può avere quella di un bambino di tre anni che si dichiara scontento di essere affidato alla scuola materna mentre i genitori vanno a lavorare, perché questo ormai è il grado di autonomia della persona in questione.

 

Quando ho reso noto che tra l’altro la casa  appartiene a me e questo mi dà facoltà di disporne il medico mi ha insolentemente chiesto chi me l’avesse comprata, come se io a 38 anni e con un lavoro non possa essere in grado di acquistare un immobile o insinuando forse che avevo approfittato delle condizioni mentali di mia madre per farmi intestare l’appartamento e poi cacciarla di lì.

 

Ha infine provveduto a definirmi una persona “probabilmente attenta all’aspetto organizzativo, ma non alla persona” di mia madre, ignorando praticamente tutto di noi e del nostro rapporto, e mi ha informata del fatto che, se non ne ho voglia, non ho alcun obbligo legale di occuparmi di lei, dal momento che mia madre ha una badante regolarmente assunta e che per il resto basta far nominare un amministratore di sostegno spiegando al Giudice che non ho più intenzione di interessarmi alla cosa. Faccio notare che a questa figura giuridica sono attribuiti, per legge, tutti i compiti che io da anni svolgo con diligenza nei confronti di mia madre.

 

Porto alla Vostra attenzione quanto avvenuto perché ha suscitato in me la massima indignazione per la mancanza di rispetto che ho dovuto subire e che si aggiunge alla fatica esistenziale che affronto da anni nell’avere cura di una persona ormai ingestibile. La fiducia che mi ostinavo ad avere nei confronti delle Istituzioni ne è stata fortemente lesa, specialmente se penso che mi sono guadagnata questo trattamento con i soldi delle mie tasse. 




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11 febbraio 2008


ITALIANI CATTIVA GENTE

Manco a farlo apposta oggi Repubblica parla di anziani, bambini e badanti che li badano e per l’Italiona nostra, abituata a pensarsi come la più grande famiglia a cielo aperto che sia sul globo terracqueo, sono mazzate pesanti. I bambini sono maleducati e arroganti e gli anziani, trascurati dalle famiglie che assoldano loro per non averceli sul groppone: ecco come si parla di noi in Romania e in Perù, in Moldavia e nelle Filippine.

Sui bambini non ho nulla da eccepire, difficilmente immagino criteri pedagogici più lacunosi di quelli i cui risultati incontro ogni giorno in autobus, in strada o al mercato. Alle nostre scandalizzate collaboratrici familiari, però, suggerirei di aspettare la loro prossima generazione cresciuta quaggiù: con l’aumentare della ricchezza anche le loro famiglie si allontaneranno dal modello patriarcale, tradizionalmente più severo e spartano, che pure qui furoreggiava fino a qualche decennio fa: “Ho invitato a casa le amichette di Sabrina”, racconta un’amica, “tra le quali c’è una bimba rumena educatissima: invece che mettermi a ferro e fuoco la casa come quelle italiane ha voluto aiutarmi a sparecchiare e ogni volta che usciva da una stanza spegneva la luce! Noi non sappiamo più allevare i nostri figli così”. La faccenda della luce mollata accesa ovunque dev’essere cruciale, anche Michele Serra ne parla, e il fatto che a me sembri ovvio educare i pargoli a una condotta ecologica non fa testo visto che la mia è solo teoria. Ma scommetterei che i figli di Sabrina e quelli della sua compagnetta tra 30 anni si regoleranno con la stessa disinvolta mancanza di parsimonia (se nelle case ci sarà ancora la luce, beninteso).


Sul tema anziani naturalmente sono più sensibile, ma confesso di non essere assediata più di tanto dai sensi di colpa. Il perché lo spiega Chiara Saraceno in un’intervista a corredo dell’articolo che ho letto sull’edizione cartacea: “Agli stranieri sembriamo cattivi figli perché affidiamo loro i nostri vecchi e bambini, ma loro fanno anche di più: lasciano le loro famiglie a migliaia di chilometri di distanza per venire a lavorare da noi. Certo, loro lo fanno per sopravvivere…”: perché, noi – tralasciando momentaneamente di avere alle spalle lustri di studio -  per quale motivo lo facciamo?


Si gradiscono contributi al dibattito.




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8 febbraio 2008


I PERDITEMPO DELL'ESENZIONE

Confesso che la possibilità di non pagare il ticket sui medicinali offerta dalla Finanziaria mi era sfuggita (e confesso anche che ho qualche dubbio sull'intrinseca bontà dell'operazione): me la sono vista proporre la settimana scorsa mentre stavo prenotando il famoso psico test per mia madre. Pensavo che fosse un'esenzione destinata ai pensionati (a frotte si riversavano allo scopo nel CUP dove attendevo molto pazientemente il mio turno), invece la discriminante è il reddito, sotto i 36.000 annui siamo tutti dentro. A questo punto la faccio pure per me e per stavolta basta con le perplessità etiche.

Che lasciano subito il posto a quelle metodologiche. L'attestato si ottiene infatti compilando una dichiarazione e presentandola a uno sportello (nella ASL vicino a casa mia ne sono stati creati sei ad hoc) senza alcun conforto documentario: data la natura della cosa, per esempio, un bel CUD non avrebbe sfigurato per nulla. E' una banalissima autocertificazione, ma allora perché mi fai fare (e fai fare a tanti vecchietti) ore di coda? Lasciami dichiarare al medico che mi compila una prescrizione che il mio guadagno è al di sotto della soglia, lui barra l'apposita casella e se poi a un controllo a campione risulto mendace sono cazzi miei. Oppure, visto che mi hai dotata già da qualche tempo della famosa tesserina magnetica da presentare quando acquisto un farmaco mutuabile (e che ha la non troppo occulta funzione di individuare gli affossatori della spesa pubblica nell'attesa di decidere come fermarli), carica il dato relativo all'esenzione lì sopra e quando io la presento al farmacista lui automaticamente sa che io non pago nulla. Cose così si fanno in un qualsiasi buco Internet, possibile che per il Ministero della Sanità sia impossibile?

Invece cosa succede? Che ieri arriva il medico, constata come già si sapeva che ormai le mie tonsille sono alla frutta, ordina l'ennesimo antibiotico mentre mi fa il segno delle forbicine con le dita e si dimentica di chiedermi se ho l'esenzione. Io ho la febbre, le ossa a pezzi e il pensiero chirurgico di cui sopra e mi dimentico di dirgli che ce l'ho. Il tutto fa 2 euro, cioè poco più di niente: lo stesso tasso di efficienza che mi pare possa avere un sistema del genere.





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21 gennaio 2008


MI SENTO PIU' LEGGERA

Ormai senza la nostra assistente sociale non sappiamo più stare e anzi come notate qui a fianco ho inaugurato la nuova rubrica: “Io e il welfare” di palesi aspirazioni mooriane.

Insomma mercoledì sera abbiamo fatto una capatina al Pronto Soccorso perché mia madre dopo l’insulina si è dimenticata di mangiare e con 35 di glicemia sragionava più del solito. La dottoressa della Guardia Medica, una donna professionale e piena di umanità che ha passato un’ora a casa sua a farle bere acqua e zucchero, alla mia domanda se esistessero possibilità di degenze temporanee in qualche struttura anche in previsione dell’ormai indispensabile suo trasloco dalle mie parti, mi ha parlato del ricovero di sollievo. La dottoressa del Pronto Soccorso, più spiccia, ma comunque disponibile a darmi udienza per cinque minuti netti, all’altra mia domanda se fosse sperabile pervenire a una quantificazione delle sue effettive condizioni mentali che sono state giudicate “solo lievemente deficitarie” da una visita dell’unità valutativa geriatrica e da una della Commissione per il riconoscimento dell’invalidità entrambe durate un quarto d’ora, ha citato i test psicogeriatrici.

Constatato con soddisfazione che non si finisce mai di imparare ho conferito con la suddetta AA per saperne di più e ho scoperto quanto segue.

Il ricovero di sollievo, lo dice la parola stessa, serve ad alleggerire la fatica della famiglia che assiste continuativamente l’anziano o l’invalido in momenti di estremo stress o di particolari esigenze. O meglio dovrebbe servire, perché ecco come funziona: il congiunto in questione viene destinato a qualche RSA o clinica convenzionata, per essere ricoverato nella quale paga la retta alberghiera; in questo periodo l’assegno di cura concesso per integrare le spese dell’assistenza a domicilio è sospeso proprio perché l’infermo è ricoverato; la destinazione di cui sopra può spaziare dal cuore della città fino a un’altra provincia. Ergo: si spende come si fosse alla terme a passare le acque per finire magari in un posto desolante come via Gradisca che solo a starci mezz’ora per una prenotazione ci si ripromette di por fine ai propri problemi finché si sarà in tempo a farlo e quindi si considera questo genere di ausilio superfluo, probabilmente più ispirato da un capriccio che altro e perciò da pagare di tasca propria. Non si riceve nel mentre il poco sussidio faticosamente conquistato perché tanto della badante non c’è bisogno, peccato che costei sia stata assunta a tempo indeterminato anche perché spesso straniera e quindi rinviabile a domicilio in caso di vacanza contrattuale e quindi io in quelle settimane cosa faccio, la pago a ufo? La obbligo a prendersi le ferie che se lo facesse il mio datore di lavoro griderei allo scandalo per il sopruso? Aspetto che venga inventato il lavoro interinale a domicilio o lo invento io così faccio prima e immediatamente la licenzio per riassumerla sotto questa specie a me più conveniente? Infine: se mandano mia madre a 120 chilometri e per andare a trovarla ci metto tre ore di mezzi pubblici o una e mezza di auto più la benzina più la scocciatura che devo anche infliggere a chi mi ci porta giacché io non guido mi spiegate che cazzo di sollievo è?

Quanto ai test psicogeriatrici, servono a capire se al nonnino funziona ancora la capoccia e da come mi sono stati spiegati somigliano a quelli che vengono rifilati a certe preselezioni di lavoro, quelli con sfilze di numeri e disegni geometrici che io manco per sogno riuscirei a farli. A quanto pare a nessun luminare della terza età è mai venuto in mente un questionario così concepito: a quanto ammonta la Sua pensione? Dove sono custoditi i Suoi risparmi? Quanto costa riscaldare la casa in cui abita? Ha pagato il canone RAI? Quante medicine deve prendere quotidianamente? Chi si occupa della spesa quotidiana? Insomma sarebbe forse  il caso di imparare qualcosa dalle vendite telefoniche per rendersi conto che il vegliardo magari supera a meraviglia i più astrusi trabocchetti matematici perché è diventato ingegnere nel 1949, ma manda in tilt l’intera famiglia quando si tratta di rintracciare le pastiglie per la pressione, il che accade tre volte il dì.

Segnalo infine, tanto per non tediarvi continuamente con i miei casi personali, questo articolo che ha suscitato vivaci reazioni. E segnalo altresì, come ho scritto in un commento, che anche la cooperativa vincitrice di appalto del Comune di Torino che manda da mia madre una OSS due ore la settimana mi ha fatto sapere che, quando la persona anziana manifesta di non gradire assolutamente personale straniero (non si è specificato se di colore o no), viene mandata una persona italiana. Concordo con l'intervento che dice che obbligare un ottuagenario, magari mentalmente ormai un po' andato come mia madre stessa, a convivere con una persona con cui non ha strumenti mentali e culturali per relazionarsi alla fine è più che altro un tormento per quest'ultima.




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