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troppagrazia [ L'impiego fisso è una "malattia lieve", una dimensione in cui non si vive realmente, dove si contano le ore e i minuti prima che tutto sia finito (Frithjof Bergmann) ]
 


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Giuliana Cupi
kilombo Candidata a DONNEèWEB 2008

2 aprile 2008




Una volta i potenti per sottomettere il popolo usavano la forza, le leggi e la religione; ora dispongono anche del calcio e della televisione -  Carl William Brown


Il peggior analfabeta è l’analfabeta politico. Egli non sente, non parla né s’importa degli avvenimenti politici. Egli non sa che il costo della vita, il prezzo dei fagioli, delle scarpe e delle medicine dipende dalle decisioni politiche. L’analfabeta politico è così somaro che si vanta e gonfia il petto dicendo che odia la politica. Non sa, l’imbecille, che dalla sua ignoranza politica nasce la prostituta, il bambino abbandonato, l’assaltante e peggiore di tutti i banditi, che è il politico imbroglione, il mafioso, il corrotto, il lacchè delle imprese nazionali e multinazionali.
Bertolt Brecht

Il primo e il secondo giorno puntavamo lo sguardo verso i nostri Paesi.
Il terzo e il quarto giorno cercavamo i nostri continenti.
Il quinto giorno acquistammo la consapevolezza che la Terra è un tutto unico.
Sultan Salman al-Saud
Astronauta dello Shuttle Discovery, 1985


The conditions in which men live upon earth are the result of their state of consciousness.
To want to change the conditions without changing the consciousness is a vain chimera.
Sri Aurobindo



“Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra”.
(La chiave a stella, Primo Levi)




Dis donc camarade Soleil
tu ne trouves pas
que c'est plutôt con
de donner une journée pareille
à un patron ?

Le temps perdu - Jacques Prévert

 

"Il lavoro allontana da noi tre grandi mali: la noia, il vizio e il bisogno"
Voltaire



Diogene stava lavando delle lenticchie per farsi la minestra.
Il filosofo Aristippo, che se la passava bene perché si era messo
a corteggiare il re, gli disse sprezzante: "Se tu imparassi ad
adulare il re, non dovresti contentarti di un piatto di lenticchie".
"E se tu avessi imparato a vivere di lenticchie" - ribattè
Diogene con altrettanto sprezzo - "non avresti bisogno di adulare il
re".
J.A. Thom


30 settembre 2007


LA SINDONE SUL CUSCINO

 

Noi che remiamo per arrivare alla fine del mese il sabato sera non possiamo certo permetterci discoteche alla moda o film d’evasione nelle multisale (7,50 euro il biglietto, le più care in assoluto). Allora magari facciamo come stasera, ce ne andiamo in campagna fuori Cirié a vedere gratis Colori proibiti. Favola nera di una storia vera: l’IPCA, interpretato da Laura Curino e Lucilla Giagnoni.

IPCA sta per Industria Piemontese dei Colori di Anilina, ma l’acronimo potrebbe ugualmente voler dire Inquinamento Pernicioso Cancro Assicurato, dal momento che il pericolosissimo composto chimico, oltre ad aver nuociuto pesantemente all’ecosistema intorno alla fabbrica, ha ucciso almeno 170 lavoratori.

Lo spettacolo, presentato in anteprima in situ, racconta la vicenda come fosse una fiaba spaventosa a partire dal 1922, anno in cui si inaugura la fabbrica che si ritiene porterà progresso e benessere nel Canavese e nelle Valli di Lanzo. In realtà, come ormai sa chiunque legga un giornale, l’anilina provoca il cancro alla vescica, e questo doveva essere noto già allora in Inghilterra, dove anni di lotte sindacali avevano ottenuto di sospenderne la produzione che fu quindi, com’è naturale, trasportata in un Paese più arretrato.

Più di quarant’anni dopo, benché a nessuno fosse sfuggito il fatto che il lavoro in quel posto aveva fatto apparire la strana razza dei pissabrut, di quelli cioè che pisciano sangue manifestando così i primi sintomi della malattia, nulla era cambiato in fatto di sicurezza sul lavoro e prevenzione delle malattie, come si apprende nel cortometraggio Non si deve morire per vivere di Daniele Gaglianone che è stato trasmesso prima e dopo lo spettacolo. Sentiamo Paolo Randi, che ha lavorato all’IPCA alla fine degli anni ’60, raccontare dell’impronta che gli operai lasciavano la mattina nel letto, un’ombra blu che proveniva dai coloranti di cui si impregnava la pelle e che trasudavano durante la notte; o delle maschere antigas della Grande Guerra (quella '15 – ’18, per intenderci) che avrebbero dovuto proteggere i lavoratori, unico accorgimento a tutela della loro salute assieme al mezzo litro di latte propinato quotidianamente a mo’ di antidoto – soprassiedo sugli uomini caduti nelle vasche o stritolati dalle cinghie di trasmissione perché c’è da svenire. E sentiamo le parole di Cinzia e Daniele, figli di Benito Franza e Albino Stella, che negli anni ’70 come tanti colleghi si ammalarono, ma che diversamente da tutti gli altri decisero di agire contro i padroni dell’IPCA e ricostruirono la fine di decine di loro compagni – che sapevano bene sarebbe stata anche la loro -  da portare come prova al processo che  finalmente si aprì nel 1977 contro i padroni della fabbrica, i fratelli Ghisotti. Dei quali i giudici stabilirono la colpevolezza, peraltro punita con generosa magnanimità e, suppongo, per nulla scontata, ma a loro, dice Daniele Stella, non importava che qualcuno andasse dentro, loro volevano solo che si stabilisse questo principio: che il lavoro non deve essere mero guadagno dell’imprenditore, ma anche protezione dell’integrità di chi di lavorare non può fare a meno perché deve campare. Vi prego di notare che il 1977 è solo trent’anni fa, non l’età della pietra: c’era da sette anni lo Statuto dei Lavoratori e da ben prima la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, eppure una verità così ovvia non era ancora data per scontata. Anzi, non lo è neppure adesso: “Nel ’22 la produzione di anilina venne trasportata qui perché l’Italia allora era come l’Africa oggi”, dice Cinzia Franza. “C’è sempre qualcuno più meridionale”.

Infatti assistendo allo spettacolo e vedendo il film ci si chiede dove si produca oggi il maledetto blu di anilina, quello con cui tra l’altro si tinge il più diffuso degli indumenti, il jeans che io stessa indossavo stasera: avremo occasione di scoprirlo tra poche settimane, quando la IPCA, che da qualche anno è stata opportunamente trasformata in un ecomuseo, ospiterà la sezione di Cinemambiente dedicata al lavoro in cui sarà trasmesso anche China blue.

Mi pare che in luoghi come l’IPCA, l’Eternit di Casale o il petrolchimico di Porto Marghera dove la gente per garantirsi la mera sussistenza si scavava la fossa con le sue mani si debba andare con lo spirito con cui si andrebbe ad Auschwitz o in un gulag in Siberia, in un pellegrinaggio laico (o anche non, ma questa è una faccenda personale) che è al contempo lezione di civiltà ed esercizio di memoria.

Perché i morti non lo siano completamente e i vivi apprezzino il fatto di esserlo ancora con un po’ di consapevolezza in più.




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29 settembre 2007


PICCOLE BLOGGER CRESCONO (DI NUMERO)

Benveniamo (che ne dite di questo orrore lessicale del sabato mattina?) Monica, impazienti di leggerla, commentarla e farle capire che da oggi senza il suo blog non ci potrà più stare.




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28 settembre 2007


ECCO L'ARMENIA

Per chi ha seguito le puntate numero uno e due (e per chi le leggerà solo ora).

Comune di Settimo Vittone – Assessorato alla Cultura

Unione degli Armeni d'Italia


"Testimonianze sull'Armenia:la storia, la cultura, le tradizioni".
Settimo Vittone 5-12 Ottobre

Sede della mostra Comunità Montana Dora Baltea Strada Statale 26 Settimo Vittone

Orario: Sabato dalle ore 16,00 alle ore 19,00

Domenica dalle ore 16,00 alle ore 19,00

Martedì dalle ore 09,00 alle ore 12,00

Mercoledì dalle ore 09,00 alle ore 12,00

Giovedì dalle ore 16,00 alle ore 19,00

Venerdì dalle ore 16,00 alle ore 19,00

Sede degli incontri Salone Piantagrant, Strada Statale 28 Settimo Vittone

Venerdì, 5 ottobre, ore 20,30: Inaugurazione della mostra"Anatolia 1915, il genocidio degli armeni"

Dott. Pietro Kuciukian, Comitato Internazionale dei Giusti per gli Armeni : "Armin T. Wegner, un giusto per gli armeni"

Dott. Onnik Pambakian, Unione degli Armeni d'Italia : "Il Metz Yeghern (Grande Male) nella memoria degli armeni"

Anatolia 1915: un popolo depositario di una cultura millenaria, che ha concepito una propria lingua e ha creato un'arte raffinata, ricco di tradizioni musicali, letterarie e poetiche, un popolo che per secoli ha vissuto come "nazione fedele" nell' Impero ottomano conservando la propria identità cristiana, diviene vittima del primo genocidio del Novecento ad opera del governo nazionalista dei Giovani Turchi, genocidio subito occultato e da sempre dimenticato e negato.Gli armeni hanno patito nel silenzio del mondo le più brutali atrocità e i pochi sopravvissuti allo sterminio di un milione e mezzo di donne,vecchi e bambini sono diventati un popolo disperso, costretto ad abbandonare la terra di origine. Le grandi potenze hanno distolto lo sguardo.Solo pochi"giusti" si sono messi dalla parte delle vittime. Tra questi Armin Theophil Wegner, un giovane ufficiale tedesco che sfidando la "barbarie legale" ha fissato nella memoria e nella coscienza del mondo gli orrori di cui è stato testimone. Attraverso le sue fotografie e i suoi diari si apre la pagina del Metz Yeghern, il Grande Male che fa parte della memoria degli armeni e che noi oggi siamo chiamati a condividere,affinchè tali barbarie non si ripetano.

Ore 21,00: “La Masseria delle allodole", editrice Rizzoli.

Incontro con l'autrice Antonia Arslan

Martedì 9 Ottobre ore 21,00:

Proiezione documentario di viaggio: “Alla scoperta dei tesori armeni: La gente, le montagne e la spiritualità”.
Presentazione di Valeria Tonella e Ermanno Pizzoglio.

Venerdì 12 Ottobre, ore 21,00: .
Conferenza del Dott. Agop Manoukian, docente universitario alla Cattolica di Milano e presidente onorario dell'Unione degli Armeni d'Italia, che parlerà della storia e della cultura armena.

Chiusura della mostra.




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28 settembre 2007


VIAGGIO A CUBA

Questa volta non vi racconto un viaggio mio: a Cuba ci sono andati Veronica e Marco, due giovani Servas. Mi è piaciuto l'entusiasmo con cui si descrivono in situazioni, incontri e spostamenti molto poco turistici.

CUBA – 16 Agosto/5 settembre 2007

Itinerario: La Habana – Viñales – Santa Clara – Cienfuegos – Trinidad – Valle de Los Ingenios -  Santiago de Cuba – Baracoa – La Habana

Mezzi di trasporto: Bus a lunga percorrenza

 

Il viaggio era in programma da molti anni: quanto all’itinerario, di sicuro avevamo in mente di evitare accuratamente qualsiasi località super turistica con mega resorts all-inclusive. Volevamo stare il più possibile a contatto con la gente, ed incontrare nuovi amici di Servas Cuba,  se possibile. E ci siamo riusciti. Le bellezze naturali di Cuba, il fascino coloniale della capitale, la serena compostezza di Trinidad, il vorticoso ritmo di Santiago e la magia sospesa nel tempo di Baracoa sono oggetto di diffuse descrizioni su svariate guide di viaggio. Quello che ci interessa provare a raccontare è la gente che abbiamo conosciuto, le loro sfide di ogni giorno e dare solo un’idea dello sfaccettato mondo cubano.

I Servas di Cuba sono concentrati geograficamente a La Habana (con la sola eccezione di una coppia di Dayhost residente a Trinidad); il contatto via e-mail non è sempre facile, poiché non tutti dispongono di una connessione in casa e magari non accedono regolarmente alla loro mailbox. Le persone che abbiamo contattato e che per motivi personali non avevano possibilità di ospitarci per la notte si sono comunque prodigate fornendoci indirizzi di strutture ricettive e invitandoci a chiamarli per qualsiasi esigenza. Un ragazzo della ci ha addirittura invitati alla sua festa di compleanno! Dopo qualche tentativo, arriva finalmente una risposta positiva, così appena atterrati a La Habana troviamo ospitalità da Yailin. Durante cinque giorni trascorsi a casa sua – non siamo i primi che invita a rimanere oltre i classici due-tre giorni: altre persone sono rimaste qui per quasi due settimane! – abbiamo avuto occasione di passare moltissimo tempo insieme, di parlare degli argomenti più disparati, e dalle tante chiacchierate (favoriti dal fatto di conoscere lo Spagnolo) che non potremmo mai riportare completamente abbiamo tratto alcuni spunti che potrebbero essere utili per chi si accosta a questa realtà:

- il problema maggiore che la gente cubana affronta ogni giorno è il razionamento del cibo. Alcuni generi di prima necessità vengono venduti con il libretto (per intenderci, tipo quello che c’era durante la guerra in Italia) a prezzi bassissimi nelle quantità determinate dallo Stato; oltre questi quantitativi il prezzo è triplicato, in alcuni casi quintuplicato. Ciononostante i Servas che abbiamo incontrato hanno condiviso con noi quello che avevano; generalmente ci è sembrato doveroso provvedere a fare la spesa ogni sera (tra l’altro, potendo permetterci di pagare in Convertibles, la moneta che gli stranieri devono usare a Cuba, con un potere di acquisto più o meno equivalente a quello dell’Euro, avevamo accesso a una serie di beni alimentari, tipo yogurt e succhi, che loro solitamente non acquistano). Dall’Italia avevamo portato in regalo dolci tipici ed alcuni libri, ma ci siamo pentiti di non aver portato anche qualche sugo già pronto  – quelli in commercio a Cuba sono…discutibili – per preparare qualche piatto regionale o cose un po’ sfiziose come la Nutella, che avrebbero sicuramente fatto molto piacere ai nostri amici, visto il – e perdonateci per la franchezza – “piattume” alimentare che regna per le ragioni spiegate in precedenza.

- a causa di un sistema di condutture che risale ai tempi della rivoluzione, in alcuni periodi alcune zone della capitale dispongono di acqua corrente solo per alcune ore al giorno, durante le quali immagazzinano acqua in grandi cisterne. In questi casi è bene informarsi presso gli ospiti per evitare di utilizzare grandi quantità di acqua delle cisterne per la doccia rischiando di “prosciugare” le riserve.

- all’inizio abbiamo evitato, per educazione e per non essere inopportuni, di parlare di politica; in realtà siamo stati coinvolti in chiacchierate sul tema della presente situazione cubana dagli ospiti stessi, che per lo meno fra le mura di casa non hanno problemi a condividere con estrema franchezza le proprie opinioni in merito. Questo ci è successo anche durante i soggiorni presso le casas particulares.

- la condivisione è tutto, e spesso diverse generazioni condividono gli stessi spazi; questo permette a chi arriva da fuori di tuffarsi nella realtà familiare e di cogliere aspetti molto interessanti delle relazioni interpersonali tra i membri della stessa famiglia. Per intuibili motivi di spazio, la sistemazione degli ospiti è generalmente molto spartana.

- in generale le persone sono molto semplici e dirette, e non abbiamo avuto nessun problema di comunicazione. Persone conosciute da pochissimo tempo ci hanno parlato di cose personali e private, in un clima di intimità che si è creato in tempi brevissimi.

Oltre all’esperienza con gli amici Servas, una delle migliori scelte che potessimo fare è stata quella di evitare gli alberghi e di scegliere sempre le casas particulares in ciascuna delle città visitate. In realtà non c’è bisogno di arrivare a Cuba con una lista di recapiti, non c’è neanche bisogno di prenotare le casa online: c’è un fantastico sistema a catena – nulla di “ufficializzato”, una prassi che si è consolidata con il tempo e grazie al costante andirivieni dei turisti – per cui la prima casa nella città A vi chiederà quale sia la vostra tappa successiva e organizzerà tutto tramite le proprie conoscenze: al vostro arrivo nella città B troverete il nuovo affittuario ad aspettarvi (siete comunque liberi di dire che una casa non vi piace dopo averla vista di persona!), e così via per il resto dell’itinerario. Si tratta per lo più di reti che si sono instaurate tramite passaparola di turisti o di altri cubani, e la rete funziona, tra affittuari che applicano tariffe simili. Non so se sia per via della rete o per simpatia, comunque noi abbiamo pagato sempre la stessa cifra per pernottamenti e pasti, da La Habana fino a Santiago.

In tutti i casi ci siamo trovati benissimo, ed abbiamo avuto occasione di condividere parecchie serate con le famiglie delle casas; le sistemazioni sono semplici ma generalmente di qualità, per lo meno a noi sono capitate solo esperienze positive: dopo esserci ammalati nell’ultima località che abbiamo visitato siamo stati amorevolmente curati da una signora che aveva preso a cuore il nostro caso umano – non ci facciamo mai mancare malattie in viaggio! – e ci ha tenuto, malati, in casa sua studiandosi una dieta simile a quella dei degenti ospedalieri per accelerare la nostra guarigione!

Per quanto riguarda i mezzi di trasporto, abbiamo scelto di evitare l’auto (che ci avrebbe sicuramente portato in posti bellissimi non raggiunti dalla rete di trasporti pubblici, ma che probabilmente non sarebbe stata molto pratica per l’assoluta mancanza di segnaletica, per i distributori di benzina molto lontani fra loro etc..) e di optare per i pullman a lunga percorrenza. Ci sono due compagnie, Astro (che serve località anche piccole, è più economica ed ha una rete più capillare, ma è meno puntuale e con partenze non sempre garantite) e Viazul (puntale e confortevole, ma serve solo le maggiori località). Purtroppo su nessuna guida turistica è menzionato un provvedimento adottato recentemente: da qualche mese i pulman Astro (che prima riservavano 2 posti per corsa a passeggeri stranieri) non possono più trasportare gli stranieri, che quindi non hanno molta scelta…

Insomma, come bilancio generale – considerando anche la bellezza di tutte le località visitate - il viaggio a Cuba è stato sicuramente uno dei migliori che abbiamo fatto finora, soprattutto in termini umani…




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26 settembre 2007


LA SFIGA E' UN'ARTE DA COLTIVARE CON DEDIZIONE

La trasmissione è stata spostata a venerdì sera e io sarò alla riunione condominiale durante la quale si prevede che il sangue scorrerà a fiumi.
Meglio così, magari mi emozionavo troppo.




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25 settembre 2007


(domaniseraalle20,30percinqueminutianchenoi) SAREMO FAMOSI

 

 

Ieri sera più che davanti alla televisione eravamo direttamente davanti alla telecamera che ha trasformato il nostro tinello in uno studio, è il caso di dirlo, casalingo. E’ venuto infatti a trovarci Massimo Tadorni di Videogruppo (e non solo, come vedete dal link), che, ispirato da un articolo apparso pochi giorni fa sulla Stampa, stava realizzando delle interviste sul popolare tema: quanto è duro arrivare alla fine del mese?

Poiché in una precedente occasione televisiva sull’altro tormentone, il precariato, gli avevamo fornito un assaggio della nostra contorta vita professionale e quindi economica, Massimo ci ha ritenuti rappresentativi di quelli che sospirano in attesa del 27. Ci ha così sottoposto a una serie di domande molto circostanziate sui diversi capitoli di spesa della nostra piccola azienda parafamiliare, che andranno in onda domani alle 20,30 in apertura del programma Prima serata.

Alla fine, tirando letteralmente le somme, abbiamo concluso che non ce la caviamo poi così male. Non stiamo certo accumulando la fortuna di Zio Paperone, di risparmi ne avanzano pochini, ma perlomeno riusciamo a rispettare i nostri vincoli di bilancio e a non squilibrarci pericolosamente verso il rosso in attesa della prossima busta paga e lo facciamo senza ricorrere a nessuna forma di credito, foss’anche il pagamento dilazionato con Visa e Mastercard varie, che nessuno di noi due usa abitualmente.

Dovrebbe essere la cosa più normale del mondo e invece ormai è un piccolo miracolo, reso possibile da alcuni fattori cruciali:

1)      niente mutuo (siamo in affitto non esagerato);

2)      niente seconda auto – è una virtù a metà, perché io non ho la patente, ma non guiderei neppure se l’avessi  - e uso oculatissimo della prima;

3)      niente figli per scelta deliberata, non solo ma anche per motivi finanziari;

4)      niente costumi indotti da moda, visibilità, conformismo soprattutto per motivi non finanziari, ma per filosofia di vita, ché bisogna anche dire che ci sono alcuni che si lamentano di non farcela e poi scopri che è colpa della rata del SUV, dei debiti per le vacanze o del cambio di guardaroba a ogni stagione…

La vita spartana però non sembra guastarci il buonumore, visto che Massimo fuori onda ci dice che gli sembriamo felici e Max gli svela il segreto: “Perché ci vogliamo bene”.

Quest’anno il Best Husband è una sfida tra giganti.




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25 settembre 2007


UNA BUONA NOTIZIA...

...che incollo qui sotto e una brutta che trovate da Giampaolo.

L'ASSISTENZA AI DISABILI GRAVI VA EQUIPARATA AI LAVORI USURANTI AI FINI DEL PREPENSIONAMENTO

La richiesta arriva da un Ordine del giorno presentato da nove consiglieri della maggioranza, prima firmataria Monica Cerutti. Il testo è stato illustrato, oggi pomeriggio, durante la seduta congiunta delle Commissioni Pari Opportunità e IV con le presidenti Lucia Centillo e Maria Teresa Silvestrini.

La legge n. 104 del 5 febbraio 1992, che regolamenta l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone con handicap, stabilisce e promuove il pieno rispetto della dignità umana e dei diritti di libertà ed autonomia. Promuove l’integrazione in tutti gli ambiti della vita e favorisce una serie di interventi, prestazioni e servizi ed azioni mirate alla prevenzione, alla cura ed alla riabilitazione dei disabili.

Secondo un’indagine dell’Istat del 2004 dal titolo “L’integrazione sociale delle persone con disabilità”, risulta che le persone disabili al di sotto dei 65 anni di età residenti in Italia sono circa 1milione641mila e di queste il 41,4% raggiunge il livello massimo di disabilità.

Sono il 91,5% i disabili che vivono in famiglia, che diventa il perno dell’assistenza e nel caso di gravi handicap assume un impegno fisso 24 ore su 24, per tutto l’anno.

Oltre al proprio impegno lavorativo esterno che è fonte di sostentamento, i famigliari hanno l’onere di curare ed assistere quotidianamente la persona affetta da disabilità grave o gravissima. Tutto questo determina un logoramento ed uno stress psicologico e fisico notevole, per la mancanza cronica di riposo e l’impossibilità di dedicare tempo a se stessi e alla vita sociale.

Per tutte queste ragioni, i consiglieri firmatari invitano il Parlamento ad una tempestiva discussione della proposta di legge presentata l’8 novembre 2006 alla Camera dei Deputati “Norme in materia previdenziale in favore di lavoratori e lavoratrici con a carico familiari gravemente disabili e al disegno di legge presentato il 15 dicembre 2006 al Senato della Repubblica “Equiparazione del lavoro di cura nei confronti dei disabili gravi e gravissimi ai lavori usuranti, ai fini del prepensionamento”.

Si richiede anche una veloce approvazione di una legge, che consenta ai familiari, lavoratori o lavoratrici di persona inabile al 100%, che necessita di un’assistenza continua, di accedere prima al pensionamento. Comunque di beneficiare delle facilitazioni accordate, sia in termini di età anagrafica che contributiva, ai lavoratori che svolgono mansioni soggette a maggior usura.

L’Ordine del Giorno passerà al voto di uno dei prossimi Consigli.

Sono intervenuti al dibattito i consiglieri: Cerutti, Genisio, Silvestrini, Lavolta, Levi Montalcini, Salti, Scanderebech, Sbriglio, Ravello.

(a.br.) Ufficio Stampa del Consiglio Comunale

Torino, 19 Settembre 2007




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22 settembre 2007


CASA, DOLCE CASA

 

Oggi faccio l’avvocato del diavolo, che poi è una parte che non mi dispiace affatto.

Tra i vari scandali antipolitici del momento i suoi cinque minuti di notorietà (non di più, ma tutto fa) li ha avuti pure quello delle case da favola comprate a prezzi ridicoli dai soliti noti: Condominio Furbetti,  titola L’Espresso, e non c’è bisogno di aggiungere granché. L’articolo si diffonde su politici e altri pezzi grossi che hanno comprato case gigantesche in quartieri proibitivi della capitale dove già abitavano in cambio di affitti di favore pagandole pochissimo e lascia capire che agli inquilini non eccellenti di quelle case è stato riserbato ben altro trattamento: “Davide Morchio, dipendente Assitalia, è il dirimpettaio dell'ex presidente della Camera, che grazie alle cartolarizzazioni tra il 2005 e il 2007 riuscì a comprare per la sua famiglia a buon prezzo un'intera palazzina a via Clitunno

La casa dove vivono Morchio e la sua nuova consorte, dell'ex patrimonio Ina-Assitalia, è invece finita al gruppo Caltagirone. Nonostante il diritto di prelazione, Davide ora deve andarsene, e scrive a tutti chiedendo aiuto”.

A parte la romanissima abitudine di anteporre al nome di una via la preposizione “a” e non quella che la lingua italiana parlata nel resto della Penisola imporrebbe, che è “in” (ma eventuali insegnanti di italiano, anche di recente nomina, che leggessero il blog possono naturalmente correggermi…), rinvengo nello scritto altre inesattezze.

In quanto figlia di dipendenti statali ho vissuto 25 anni in una casa di proprietà pubblica: il nostro padrone di casa era l’INPDAP, che è poi anche il nostro datore di lavoro e di pensione. A un certo punto decise di vendere e procedette con la famosa cartolarizzazione: le case passarono alla SCIP, da cui le acquistammo nel 2004. Come inquilini ci fu praticato un prezzo inferiore a quelli di mercato, che fu ulteriormente diminuito in virtù dell’acquisto collettivo, cioè del fatto che la stragrande maggioranza comprò la casa in cui viveva. Chi non lo fece sapeva che le case “avanzate” sarebbero state vendute all’asta e che, come sempre succede in questi casi, i nuovi proprietari avrebbero disposto del bene di cui erano venuti in possesso.

Con il che intendo dire, innanzitutto, che comprare casa dallo Stato con lo sconto non è appannaggio esclusivo dei nostri dipendenti a Montecitorio, come simpaticamente li chiama Grillo. Lo sconto stesso, naturalmente, è relativo alla metratura e alla zona.

"Gli inquilini normali, se non hanno la fortuna di finire in una vendita collettiva, difficilmente hanno gli stessi trattamenti di favore riservati ai vip”, si legge, ma a parte che la diminuzione di prezzo deriva in prima istanza dal fatto di essere inquilini e poi da quello di comprare in blocco, non ho mai sentito di case vendute dallo Stato separatamente e non sub specie di vendita collettiva, formula abitualmente utilizzata anche per i comuni mortali e non trattamento di particolare favore per pochi eletti. Chi compra, poi, ha l’assoluto divieto di vendere per cinque anni.

Chi non compra, appunto, sa a cosa va incontro: alle stesse incognite che si troverebbe a fronteggiare se fosse in affitto da un privato che vende. Alla scadenza del contratto il nuovo proprietario può aumentare l’affitto o annunciare che non rinnoverà la locazione perché la casa gli serve, però dire che il tale di cui si parla “nonostante la prelazione deve andarsene” non ha senso. Se costui ha ancora la possibilità di esercitare il diritto di prelazione significa che la casa non è ancora stata venduta; se, invece, se ne deve andare, è proprio perché questo diritto non l’ha esercitato e altri hanno comprato al posto suo. Naturalmente, poiché all’asta gli immobili raggiungono prezzi di mercato o di poco inferiori, è naturale che appartamenti del valore di quelli di cui si parla siano stati acquisiti in massa da società che hanno una disponibilità pecuniaria ben superiore a quelli delle persone private, ed è altresì naturale che questi acquisti abbiano carattere speculativo.

Approfondendo il discorso di sicuro si scoprirebbero cosette e cosacce censurabili in questi acquisti eccellenti. Messa in questi termini, però, la cosa mi pare molto in linea con certa agitazione degli ultimi tempi.




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19 settembre 2007


BORDERTOWN

 

Domani sera al Teatro Garybaldi di Settimo Torinese si proietta il film Bordertown su quello che è stato definito il “femminicidio” che da anni avviene a Ciudad Juarez e a Chihuahua in Messico.

Il film è tremendo, sia per l’argomento trattato molto esplicitamente sia perché è fatto come un fumettone – grazie alla mia miopia e alla scarsa frequentazione con il jet set solo a metà pellicola ho capito che i protagonisti erano Antonio Banderas e Jennifer Lopez, che a quanto pare hanno offerto la loro partecipazione gratis – e non è certo per meriti estetici che vi raccomando di vederlo.

E’ perché da una quindicina di anni ormai centinaia di ragazze vengono assassinate dopo essere state violentate e torturate per giorni in modo osceno, con la Polizia non impotente, ma del tutto connivente con il massacro continuativo. La scorsa primavera ho partecipato a un incontro con Marisela Ortiz, la maestra elementare che ha fondato l’associazione Nuestra Hijas de Regreso a Casa quando una delle sue allieve più amate, una ragazzina di 15 anni, è stata com’è ormai abitudine fatta sparire e ritrovata settimane dopo, con addosso i segni della peggiore delle morti. Marisela raccontava che la ragazza era sparita una prima volta e che la madre, consapevole degli enormi rischi che correva, resasi conto che non stava tornando a casa si era precipitata in strada a cercarla e l’aveva rintracciata su un’auto della Polizia che la stava portando via. Con il coraggio della disperazione l’aveva tirata via di lì mentre quelli blateravano accuse assurde. Pochi giorni dopo, però, il rapimento ebbe successo e Marisela, che pure dimostra con le sue azioni di avere coraggio da vendere, quando è arrivata a dirci in che condizioni è riapparsa la poveretta, piangeva. Con noi c’era Ugo Zamburru che è un medico e quindi ha saputo spiegarci che le sevizie cui sono sottoposte le ragazze dimostrano una notevole competenza tecnica: non è il mattatoio, è la raffinata crudeltà di chi vuole procrastinare l’arrivo della morte infliggendo quanta più sofferenza possibile.

La vicenda ha anche un altro interessante risvolto politico. Ciudad Juarez e Chihuahua sono infatti città al confine con gli Stati Uniti, piene di giovani donne che si sono trasferite lì per lavorare nelle famigerate maquiladores, fabbriche che producono beni di consumo di infima qualità da buttare nella boccaccia sempre spalancata dell’insaziabile mercato americano. Non c’è bisogno che dica che il loro salario è ridicolo e che la loro vita in orribili baraccopoli, quando non è pericolosa come sappiamo, è comunque squallidissima. Anche specificare che sono proprio queste le vittime designate della strage è superfluo. Marisela dice che parrebbe esserci una sorta di massoneria segreta, che probabilmente coinvolge sia gli imprenditori e i politici messicani che i loro equivalenti oltre confine, usa a stringere patti di sangue con riti a base di sesso e droga nei quali il piatto forte è appunto costituito dal sacrificio delle ragazze, merce ottima, abbondante e gratuita da quelle parti (anche il film sostiene questa tesi).

Oltre a vedere il film potrete firmare la petizione di Amnesty e informarvi su come aiutare l’associazione di Marisela.

La serata è organizzata dal SUR (cioè quelli del Caffè Basaglia cioè Zamburru) e dalla Casa dei Popoli di Settimo. Intervengono tra gli altri Aurora Tesio e Marco Bellingeri, che sarebbe certamente orgoglioso di vedere in me rinnovato l’interesse per l’America Latina che lui stesso cercò di suscitare alla Facoltà di Scienze Politiche nell’anno del Signore 1993.




permalink | inviato da troppagrazia il 19/9/2007 alle 10:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


18 settembre 2007


UN PICCOLO SFORZO CONCENTRATO NEL TEMPO

 

OGGETTO: EUROPEAN MOBILITY WEEK  - SETTIMANA EUROPEA DELLA MOBILITÀ.

 

 

Dal 16 al 22 settembre 2007 si svolge la European Mobility Week, l’appuntamento che ogni anno, in tutta Europa, promuove la mobilità sostenibile e invita i cittadini e le amministrazioni a sperimentare soluzioni per una mobilità attenta all’ambiente.

 

L’Ente kafkiano di cui spesso si parla in questo blog è attualmente impegnato in numerose azioni di mobilità sostenibile e condivide gli obiettivi e le proposte della European Mobility Week.

 

In questa particolare occasione, in linea con le azioni promosse dalla Commissione Europea per i propri collaboratori, si invitano i dipendenti e i collaboratori dell’Ente kafkiano per tutta la settimana, dal 16 al 22 settembre, ad un uso responsabile dell’auto e a preferire spostamenti con il mezzo pubblico, a piedi o in bicicletta.

 




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