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CASA, DOLCE CASA

 

Oggi faccio l’avvocato del diavolo, che poi è una parte che non mi dispiace affatto.

Tra i vari scandali antipolitici del momento i suoi cinque minuti di notorietà (non di più, ma tutto fa) li ha avuti pure quello delle case da favola comprate a prezzi ridicoli dai soliti noti: Condominio Furbetti,  titola L’Espresso, e non c’è bisogno di aggiungere granché. L’articolo si diffonde su politici e altri pezzi grossi che hanno comprato case gigantesche in quartieri proibitivi della capitale dove già abitavano in cambio di affitti di favore pagandole pochissimo e lascia capire che agli inquilini non eccellenti di quelle case è stato riserbato ben altro trattamento: “Davide Morchio, dipendente Assitalia, è il dirimpettaio dell'ex presidente della Camera, che grazie alle cartolarizzazioni tra il 2005 e il 2007 riuscì a comprare per la sua famiglia a buon prezzo un'intera palazzina a via Clitunno

La casa dove vivono Morchio e la sua nuova consorte, dell'ex patrimonio Ina-Assitalia, è invece finita al gruppo Caltagirone. Nonostante il diritto di prelazione, Davide ora deve andarsene, e scrive a tutti chiedendo aiuto”.

A parte la romanissima abitudine di anteporre al nome di una via la preposizione “a” e non quella che la lingua italiana parlata nel resto della Penisola imporrebbe, che è “in” (ma eventuali insegnanti di italiano, anche di recente nomina, che leggessero il blog possono naturalmente correggermi…), rinvengo nello scritto altre inesattezze.

In quanto figlia di dipendenti statali ho vissuto 25 anni in una casa di proprietà pubblica: il nostro padrone di casa era l’INPDAP, che è poi anche il nostro datore di lavoro e di pensione. A un certo punto decise di vendere e procedette con la famosa cartolarizzazione: le case passarono alla SCIP, da cui le acquistammo nel 2004. Come inquilini ci fu praticato un prezzo inferiore a quelli di mercato, che fu ulteriormente diminuito in virtù dell’acquisto collettivo, cioè del fatto che la stragrande maggioranza comprò la casa in cui viveva. Chi non lo fece sapeva che le case “avanzate” sarebbero state vendute all’asta e che, come sempre succede in questi casi, i nuovi proprietari avrebbero disposto del bene di cui erano venuti in possesso.

Con il che intendo dire, innanzitutto, che comprare casa dallo Stato con lo sconto non è appannaggio esclusivo dei nostri dipendenti a Montecitorio, come simpaticamente li chiama Grillo. Lo sconto stesso, naturalmente, è relativo alla metratura e alla zona.

"Gli inquilini normali, se non hanno la fortuna di finire in una vendita collettiva, difficilmente hanno gli stessi trattamenti di favore riservati ai vip”, si legge, ma a parte che la diminuzione di prezzo deriva in prima istanza dal fatto di essere inquilini e poi da quello di comprare in blocco, non ho mai sentito di case vendute dallo Stato separatamente e non sub specie di vendita collettiva, formula abitualmente utilizzata anche per i comuni mortali e non trattamento di particolare favore per pochi eletti. Chi compra, poi, ha l’assoluto divieto di vendere per cinque anni.

Chi non compra, appunto, sa a cosa va incontro: alle stesse incognite che si troverebbe a fronteggiare se fosse in affitto da un privato che vende. Alla scadenza del contratto il nuovo proprietario può aumentare l’affitto o annunciare che non rinnoverà la locazione perché la casa gli serve, però dire che il tale di cui si parla “nonostante la prelazione deve andarsene” non ha senso. Se costui ha ancora la possibilità di esercitare il diritto di prelazione significa che la casa non è ancora stata venduta; se, invece, se ne deve andare, è proprio perché questo diritto non l’ha esercitato e altri hanno comprato al posto suo. Naturalmente, poiché all’asta gli immobili raggiungono prezzi di mercato o di poco inferiori, è naturale che appartamenti del valore di quelli di cui si parla siano stati acquisiti in massa da società che hanno una disponibilità pecuniaria ben superiore a quelli delle persone private, ed è altresì naturale che questi acquisti abbiano carattere speculativo.

Approfondendo il discorso di sicuro si scoprirebbero cosette e cosacce censurabili in questi acquisti eccellenti. Messa in questi termini, però, la cosa mi pare molto in linea con certa agitazione degli ultimi tempi.

Pubblicato il 22/9/2007 alle 18.4 nella rubrica Diario.

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