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DURI E PURI

Quando il Decreto Tremonti si palesò al nostro orizzonte il sindacato (assortito) si mise a promettere fuoco e fiamme a mezzo comunicati mail. Tanto per capire la fondatezza delle intenzioni risposi, cosa che non faccio mai, proponendo un paio di idee belligeranti.

Una, vagamente dannunziana e se vogliamo dimostrativa, ma non troppo: ingolfare gli uffici di dirigenti e capi settore di richieste di part-time anche minimo.

L’altra, molto più concreta e a muso duro: proclamare celermente uno sciopero a oltranza perché, come spiegai, sono disposta a rinunciare a una settimana o anche più di stipendio se c’è la possibilità che possa servire a qualcosa, ma non intendo sprecarne anche solo una giornata per una protesta fuori tempo massimo organizzata allo scopo di far la figura che ci si oppone a quello che era definito un “provvedimento irricevibile”. Qualcuno obietterà che uno sciopero a oltranza lo è altrettanto, ma non si capisce perché solo al di là del confine si riescano a fare mentre da questa parte delle Alpi la pratica sia tabù.

La gioiosa macchina da guerra ha partorito qualche presidio (ci sono pure andata) e la minaccia non si sa quanto credibile di uno sciopero generale a ottobre: magari il 31, ché giusto a ridosso del ponte dei Santi un giorno libero casca a fagiolo.

Il decreto domani diventa legge.

Pubblicato il 23/7/2008 alle 15.50 nella rubrica Diario.

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