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IL NON DIPENDENTE PUBBLICO

E poi ci sono anche quelli che lavorano per il pubblico, ma lavoratori pubblici non sono: come dire che al peggio non c’è mai fine.

Una volta c’erano solo i collaboratori, poi sono apparse le cooperative, infine si è attinto anche dalle agenzia di lavoro temporaneo. Gli Enti pubblici sono pieni di lavoratori che lavorano esattamente come gli altri, ma sono meno uguali di loro: niente buoni pasto, niente abbonamento ai mezzi pubblici a prezzo scontato, niente ferie e malattia pagate, niente anzianità di servizio che fa punteggio in eventuali concorsi – tutto per poter dire che non si assume per rispettare i vincoli di bilancio, come se pagare queste persone non costituisse comunque un esborso, come se in più non ci fosse anche da retribuire il disturbo degli intermediari, come se poi a volte la prosecuzione degli stessi rapporti di lavoro sotto specie diversa non comportasse inefficienze e incoerenze assurde.

Per esempio nelle scuole dell’infanzia, dove gli assistenti che coadiuvano le educatrici vengono assunti in prima battuta tramite agenzia di collocamento privata. Quattro giorni di istruzioni e via a lavorare a contatto con i bambini; uno stillicidio di rinnovi tutti comunicati il giorno prima della scadenza del contratto precedente; corso di formazione obbligatorio da frequentare contestualmente; e un mazzo tanto da farsi, perché alla faccia dei picchi di produzione previsti dalla legge le persone in questione coprono semplicemente dei posti vuoti in istituti che lavorano sempre sotto il limite minimo di personale necessario – basta che un paio di persone si assentino (giustificatamente, meglio specificare) insieme che si rischia il collasso.

L’anno dopo si cambia maschera: da somministrati a dipendenti a tempo determinato. Chiamata al CPI, istruttoria dell’Ufficio Personale del Comune, prova selettiva (quella alla fine del corso non bastava, si vede), visita medica e “attento controllo della fedina penale” perché, si sa, si maneggeranno gli infanti, cosa che si è fatta fino a poche settimane prima senza che nessuno si preoccupasse di eventuali malattie infettive o processi per pedofilia. Durata del contratto: quattro mesi, poi cosa si farà o per meglio dire come lo si farà è tutto da scoprire. Non si esclude il ricorso a ulteriori trasformismi contrattuali.

Per fortuna l’attuale ministro si sta adoperando per riequilibrare le cose. Non certo portando loro al nostro livello, però; ma abbassando noi al loro.

Pubblicato il 28/7/2008 alle 16.11 nella rubrica Diario.

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